Dott. Sergio Romano, Psicologia Psicoterapia, Psicodramma

Ricordo di una cara amica: Eva Maria Spitz Blum

Ricordo di una cara amica: Eva Maria Spitz Blum

Ott 28, 2013

Stresa a Settembre è deliziosa: dehors estivi pieni di gente che fatica a lasciare andare la stagione, il lago silenzioso, calmo e non ancora disponibile e rilasciare il calore che rendendo gradevole la temperatura di questo luogo durante la stagione fredda, attrae molti turisti, donando loro l’illusione del mare. Non manca nulla: la costa, le isole, la collina che poi diviene montagna.

Era il 12 di Settembre del 2006, dopo pochi giorni sarebbe nata mia figlia Margherita. Quel giorno incontrai Eva.

Eva Maria Spitz Blum, la mia amica Eva, mi aveva dato appuntamento all’hotel dov’era arrivata la sera precedente, proveniente dalla Svizzera. Richiamata dalla California dal compleanno di un’anziana zia, aveva deciso di tornare nei luoghi che durante la sua infanzia e poi la sua giovinezza, furono scenario di lunghi viaggi fatti con il padre: Renè Arpàd Spitz.

Uno dei più grandi psicoanalisti che quel periodo fecondo che fu la fine dell’ottocento, partorì.

Ero emozionato, lo confesso senza timore: la figlia di Spitz, il grande psicoanalista sul quale avevo fatto ricerche per ragioni di studio, e con la quale da tempo intrattenevo una amichevole corrispondenza, era davanti a me. Materializzazione di un trans-generazionale che mi inquietò ma non complicò le presentazioni. “Sono Sergio, sono Eva: finalmente”!

Eva mi aveva mandato una sua recente fotografia affinchè la potessi riconoscere: lei, sorridente in un pub, sottobraccio ad un poster di Obama. Non potrò mai dimenticarla.

Sguardo intelligente e profondo, semplice e così piena di vita da apparire, anche fisicamente, più giovane di molti anni. Ho appreso la sua età da Lisa, sua figlia,  quando nell’Agosto del 2009 mi informò che il 2 maggio, allo Stanford Hospital, sua madre si era serenamente spenta. Aspettavo un risposta ad una mia lettera ed anche se era normale tra noi che passasse anche un tempo lungo prima di una risposta, salvo poi scusarci reciprocamente per i mille impegni che ci impedivano di essere più puntuali, questa volta il tempo era andato oltre e credo di non aver sollecitato una risposta per non avere conferme di qualcosa che forse dentro sentivo.

Non furono pochi i casi di sincronicità che sorpresero entrambi durante gli anni della nostra amicizia. Accadde   più volte che il pensiero di sentire l’altro si traducesse nel ricevere una lettera.

Eva era una psicologa e nel corso della sua lunga vita compì molte ricerche sul folklore, sullo sciamanesimo, sull’uso di alcool e droghe. Era nata a Budapest nel 1919 e per quasi 20 anni viaggiò in Europa con il padre: Renè Arpàd Spitz. Uno dei primi discepoli di Sigmund Freud ed un grande psicoanalista sperimentale. Lasciata Budapest a tre mesi, la famiglia Spitz si trasferì prima a Trieste poi a Vienna, Berlino e Parigi.Poi nel 1938 emigrarono negli stati uniti.

Eva studiò alla Sorbona, poi negli stati uniti al Barnard College, poi ad Harvard ed all’Università di Washington.

Dopo essersi sposata andò a vivere in Virginia dove lavorò nientemeno che con Margaret Mead, la leggendaria antropologa.

Ed infine si trasferì in California, dove acquistò un ranch iniziò la sua lunga collaborazione con Stanford, durata 60 anni. Si laureò nel ‘55 in Psicologia, con un Minor in Antropologia.

Con il secondo marito, Richard Blum, studiarono a lungo la psicodinamica e gli effetti dell’uso dell’alcol e delle droghe. Questi studi liportarono a lavorare in giro per il  mondo: Grecia, sud America e Asia centrale, poi Libano, Iran, Afghanistan e Pakistan dove fondarono, tra l’altro, una associazione per la protezione della fauna selvatica del paese.

Nel ‘95 , all’età di 76 anni Eva compì la sua ultima spedizione  di ricerca antropologica, in Amazzonia, per studiare le pratiche di guarigione delle donne sciamano. Si separarono nel ‘84 e poi nel 2005 Eva decise di vendere il ranch a Shingle Mill per trasferirsi a Ladera.

Ricordo quando  mi raccontò della sua intenzione di vendere perché sentiva che quel tipo di vita, che fino ad allora le era stata congeniale, richiedeva energie in una quantità non più disponibile. “Sergio”, mi disse, “ho preso un giusta decisione nel vendere il ranch, anche se io, il  mio cane ed il mio gatto sentiamo la mancanza di tanta bellezza”…

Grazie Eva, per l’amicizia, l’affetto e l’insegnamento.

Sergio